"Ogni lettore, quando legge, è soltanto il lettore di se stesso..."
Questo pensava Marcel Proust e non gli si può dare di certo torto.
Ormai non conto più le volte in cui un libro non mi rimandi a me stessa, a volte attraverso un brano, altre attraverso un personaggio o i suoi pensieri. E, nonostante io sappia che la lettura di un libro riserverà assonanze con i miei stati d'animo, mi sorprende sempre che questa aspettativa venga rispettata. No, non è un controsenso, il non sapere in che punto della storia questo avverrà è un elemento più che sufficiente per creare l'effetto sorpresa.
- "Cosa dirà di me oggi questo libro? e quale sarà la pagina che si incollerà alla mia vita?".
Non sono domande che mi pongo pima di accingermi a leggere, sarebbe quantomeno bizzarro come atteggiamento. Avviene tutto in maniera molto naturale e senza troppe elucubrazioni, direi che è come il titolo di quel film con Monica Vitti e Alberto Sordi, "Io so che tu sai che io so".
Del resto un libro è l'unico oggetto al mondo che vive e si anima del suo contenuto, è come un barattolo o uno scrigno, come una scatola per il cucito o un cassetto; solo che non contiene caramelle o gioielli, ago e filo o calzini: contiene tutto un corollario di "elementi" umani tanto che ci manca solo che respiri.
Persone e personaggi possono arrivare a compenetrarsi, a fondersi l'uno nell'altro e, quando accade, le prime escono fuori da questi processi non dico tasformate nell'immediato, ma con la sensazione che qualcosa si sia aggiunto, perché difficilmente un libro toglie, a quella miriade di frammenti che compone la loro anima, il loro cuore. Un cuore di carta forse non è l'ideale, ma è quello che in fondo si confà alla nostra natura.
Ho un cuore di carta, sì.
Ci scrivo su con inchiostro blu e se sbaglio non c'è gomma che possa cancellare o correttore che possa coprire, posso solo aspettare che il tempo faccia il suo corso e che sbiadisca un po' alla volta quella bruttura.
Capita che lo appallottoli e provi a gettarlo via, ma tanto so che raccattarlo è il passo seguente, in qualsiasi stato sia una volta provato a distenderlo: sgualcito va bene lo stesso.
Anche adesso è così, ma me lo tengo stretto. Ci sono tantissime altre pagine che lo aspettano.
