Due docenti di scuola superiore entrano in libreria per acquistare dei romanzi da regalare ai loro studenti a fine anno.
Le due hanno un budget adeguato a poter comprare dei classici in edizione economica ma, mentre una è propensa ad andare su questa direzione, l'altra punta i libri da 1€:
- "Perché spendere tutti questi soldi in libri? Prendiamo qualche vassoio di pasticcini in più".
giovedì 17 luglio 2014
venerdì 4 luglio 2014
Scrittore di tascabili
Scrittore Di Tascabili
Egregio Signore o Signora, vuole leggere il mio libro?
Ho passato anni a scriverlo, gli dareste un'occhiata?
E' il racconto di un uomo chiamato Lear,
e ho bisogno di un lavoro,
così voglio diventare uno scrittore di tascabili,
Scrittore Di Tascabili.
E' la brutta storia di un brutto uomo,
e la moglie assillante non lo capisce.
Suo figlio lavora per il Daily Mail,
è un lavoro fisso,
ma vuole diventare scrittore di tascabili,
Scrittore Di Tascabili
Sono più o meno un migliaio di pagine,
ne scriverò ancora in una settimana o due,
se le piace lo stile lo posso allungare,
lo posso cambiare.
Voglio diventare scrittore di tascabili,
Scrittore Di Tascabili.
Se davvero le piace può avere i diritti,
Le può rendere un milione in una notte,
se non le interessa, può rimandarlo qui,
ma ho bisogno di un'occasione,
e voglio diventare scrittore di tascabili,Scrittore Di Tascabili.
giovedì 3 luglio 2014
Quelli che...
... mamma mi compri un libro?
- Mamma: ma che ci devi fare?
...guarda papà, ho visto quel libro, mi piace!
- Papà: non hai mai letto nulla proprio ora ti viene la voglia?
... su Facebook ostentano la lettura di libri comprati online e alla libreria riservano le rogne di quando non riescono a trovare un titolo che gli serve!
...quando vado alla Feltrinelli faccio incetta di libri! (detto dentro la mia libreria in mia presenza)
... mi vogliono insegnare il mestiere;
... da lettori ritengono di dover essere in competizione con un libraio;
... non hanno capito che essere libraio è un mestiere e non un hobby.
- Mamma: ma che ci devi fare?
...guarda papà, ho visto quel libro, mi piace!
- Papà: non hai mai letto nulla proprio ora ti viene la voglia?
... su Facebook ostentano la lettura di libri comprati online e alla libreria riservano le rogne di quando non riescono a trovare un titolo che gli serve!
...quando vado alla Feltrinelli faccio incetta di libri! (detto dentro la mia libreria in mia presenza)
... mi vogliono insegnare il mestiere;
... da lettori ritengono di dover essere in competizione con un libraio;
... non hanno capito che essere libraio è un mestiere e non un hobby.
giovedì 19 giugno 2014
Il mio cuore è di carta
"Ogni lettore, quando legge, è soltanto il lettore di se stesso..."
Questo pensava Marcel Proust e non gli si può dare di certo torto.
Ormai non conto più le volte in cui un libro non mi rimandi a me stessa, a volte attraverso un brano, altre attraverso un personaggio o i suoi pensieri. E, nonostante io sappia che la lettura di un libro riserverà assonanze con i miei stati d'animo, mi sorprende sempre che questa aspettativa venga rispettata. No, non è un controsenso, il non sapere in che punto della storia questo avverrà è un elemento più che sufficiente per creare l'effetto sorpresa.
- "Cosa dirà di me oggi questo libro? e quale sarà la pagina che si incollerà alla mia vita?".
Non sono domande che mi pongo pima di accingermi a leggere, sarebbe quantomeno bizzarro come atteggiamento. Avviene tutto in maniera molto naturale e senza troppe elucubrazioni, direi che è come il titolo di quel film con Monica Vitti e Alberto Sordi, "Io so che tu sai che io so".
Del resto un libro è l'unico oggetto al mondo che vive e si anima del suo contenuto, è come un barattolo o uno scrigno, come una scatola per il cucito o un cassetto; solo che non contiene caramelle o gioielli, ago e filo o calzini: contiene tutto un corollario di "elementi" umani tanto che ci manca solo che respiri.
Persone e personaggi possono arrivare a compenetrarsi, a fondersi l'uno nell'altro e, quando accade, le prime escono fuori da questi processi non dico tasformate nell'immediato, ma con la sensazione che qualcosa si sia aggiunto, perché difficilmente un libro toglie, a quella miriade di frammenti che compone la loro anima, il loro cuore. Un cuore di carta forse non è l'ideale, ma è quello che in fondo si confà alla nostra natura.
Ho un cuore di carta, sì.
Ci scrivo su con inchiostro blu e se sbaglio non c'è gomma che possa cancellare o correttore che possa coprire, posso solo aspettare che il tempo faccia il suo corso e che sbiadisca un po' alla volta quella bruttura.
Capita che lo appallottoli e provi a gettarlo via, ma tanto so che raccattarlo è il passo seguente, in qualsiasi stato sia una volta provato a distenderlo: sgualcito va bene lo stesso.
Anche adesso è così, ma me lo tengo stretto. Ci sono tantissime altre pagine che lo aspettano.
Questo pensava Marcel Proust e non gli si può dare di certo torto.
Ormai non conto più le volte in cui un libro non mi rimandi a me stessa, a volte attraverso un brano, altre attraverso un personaggio o i suoi pensieri. E, nonostante io sappia che la lettura di un libro riserverà assonanze con i miei stati d'animo, mi sorprende sempre che questa aspettativa venga rispettata. No, non è un controsenso, il non sapere in che punto della storia questo avverrà è un elemento più che sufficiente per creare l'effetto sorpresa.
- "Cosa dirà di me oggi questo libro? e quale sarà la pagina che si incollerà alla mia vita?".
Non sono domande che mi pongo pima di accingermi a leggere, sarebbe quantomeno bizzarro come atteggiamento. Avviene tutto in maniera molto naturale e senza troppe elucubrazioni, direi che è come il titolo di quel film con Monica Vitti e Alberto Sordi, "Io so che tu sai che io so".
Del resto un libro è l'unico oggetto al mondo che vive e si anima del suo contenuto, è come un barattolo o uno scrigno, come una scatola per il cucito o un cassetto; solo che non contiene caramelle o gioielli, ago e filo o calzini: contiene tutto un corollario di "elementi" umani tanto che ci manca solo che respiri.
Persone e personaggi possono arrivare a compenetrarsi, a fondersi l'uno nell'altro e, quando accade, le prime escono fuori da questi processi non dico tasformate nell'immediato, ma con la sensazione che qualcosa si sia aggiunto, perché difficilmente un libro toglie, a quella miriade di frammenti che compone la loro anima, il loro cuore. Un cuore di carta forse non è l'ideale, ma è quello che in fondo si confà alla nostra natura.
Ho un cuore di carta, sì.
Ci scrivo su con inchiostro blu e se sbaglio non c'è gomma che possa cancellare o correttore che possa coprire, posso solo aspettare che il tempo faccia il suo corso e che sbiadisca un po' alla volta quella bruttura.
Capita che lo appallottoli e provi a gettarlo via, ma tanto so che raccattarlo è il passo seguente, in qualsiasi stato sia una volta provato a distenderlo: sgualcito va bene lo stesso.
Anche adesso è così, ma me lo tengo stretto. Ci sono tantissime altre pagine che lo aspettano.
martedì 3 giugno 2014
mercoledì 14 maggio 2014
Devo regalare un libro
Scrisse Francesco Burdin che "le probabilità di incontrare certa gente in libreria non sono maggiori di quelle di incontrare un neonato dal dentista".
Tutto questo fino a quando anche certa genta non si ritrova con un amico, un parente o un familiare stretto con il vizio di leggere, che festeggia una ricorrenza.
Di fronte all'avergli precedentemente regalato di tutto: dalla cravatta oscenamente variopinta all'asfissiante profumo riciclabile a sua insaputa, dall'ultimo ritrovato tecnologico immancabilmente obsoleto a sole due settimane dall'acquisto all'oggetto di design bello e inutile, di fronte a tutto questo e ad altro ancora, il non lettore decide di arrendersi agli stravaganti gusti del festeggiato e di regalargli un libro.
A questo punto è d'obbligo distinguere, giacché ho avuto modo di osservare, e soprattutto sperimentare, che uomini e donne, di fronte a un'evenienza simile, si comportano in maniera completamente diversa.
Il non lettore entra in libreria e senza tante cerimonie sciorina la necessità dell'infausto acquisto e alla domanda: - Ha in mente qualche autore in particolare? (ma che domande!), la risposta è :- "Faccia lei!".
In questo caso opto per la novità, anche perché indagare sui gusti del destinatario del regalo potrebbe essere attività lunga e tediosa (per me, dico). La postilla "se dovesse averlo lo cambio, non si preoccupi" è l'antidoto alle fisime che potrebbe farsi venire a scontrino avvenuto, perché il non lettore si abbandona nelle mie mani è vero, ma le possibilità di un ripensamento in zona Cesarini sono molte.
La donna che non ama leggere e che vuol regalare un libro è un esemplare dalle caratteristiche ben definite.
Entra in libreria già con fare circospetto, anche se c'è chi ostenta sicurezza, e comincia ad aggirarsi per gli scaffali muovendo il capo da un ripiano all'altro. Scruta le copertine come se dovesse puntarne una e spararci sopra. Dopo pochi secondi è confusa e si confessa: - "Devo regalare un libro..." (dovere è il verbo più usato dai non lettori, identifica il loro stato d'animo, che è quello di chi ritiene che non vi sia piacere alcuno nel leggere e dunque nel regalare un libro).
La non lettrice si comporta con i libri che le propongo così come si comporterebbe in una boutique davanti a un assortimento di scarpe o di vestiti: scruta le copertine, giudicando colori e immagini; soppesa i tomi e controlla quante pagine abbiano, legge ad alta voce il titolo che più le piace e riempie le sue orecchie del suono che fanno le parole mentre le pronuncia, e soprattutto fa domande del tipo: "questo autore è famoso?",
"c'è pure il film?", e amenità di questo tipo.
Le probabilità che non compri nulla ci sono e, anche se so che arriverò disfatta a fine performance, faccio il mio mestiere, devo ammettere con grande spirito di sacrificio, e la conduco per mano fino all'acquisto rassicurando anche lei sulla mia disponibilità a cambiare il libro nel caso lo stesso sia già in possesso del festeggiato. Per fortuna sono più le volte in cui ho successo che quelle in cui la non lettrice batte in ritirata decidendo, una volta uscita dalla libreria, di andare ad avventarsi sulla cravatta o sul profumo di cui sopra!
Se poi il regalo letterario è destinato a un bambino lo scenario che si apre è tutta un'altra storia...
Tutto questo fino a quando anche certa genta non si ritrova con un amico, un parente o un familiare stretto con il vizio di leggere, che festeggia una ricorrenza.
Di fronte all'avergli precedentemente regalato di tutto: dalla cravatta oscenamente variopinta all'asfissiante profumo riciclabile a sua insaputa, dall'ultimo ritrovato tecnologico immancabilmente obsoleto a sole due settimane dall'acquisto all'oggetto di design bello e inutile, di fronte a tutto questo e ad altro ancora, il non lettore decide di arrendersi agli stravaganti gusti del festeggiato e di regalargli un libro.
A questo punto è d'obbligo distinguere, giacché ho avuto modo di osservare, e soprattutto sperimentare, che uomini e donne, di fronte a un'evenienza simile, si comportano in maniera completamente diversa.
Il non lettore entra in libreria e senza tante cerimonie sciorina la necessità dell'infausto acquisto e alla domanda: - Ha in mente qualche autore in particolare? (ma che domande!), la risposta è :- "Faccia lei!".
In questo caso opto per la novità, anche perché indagare sui gusti del destinatario del regalo potrebbe essere attività lunga e tediosa (per me, dico). La postilla "se dovesse averlo lo cambio, non si preoccupi" è l'antidoto alle fisime che potrebbe farsi venire a scontrino avvenuto, perché il non lettore si abbandona nelle mie mani è vero, ma le possibilità di un ripensamento in zona Cesarini sono molte.
La donna che non ama leggere e che vuol regalare un libro è un esemplare dalle caratteristiche ben definite.
Entra in libreria già con fare circospetto, anche se c'è chi ostenta sicurezza, e comincia ad aggirarsi per gli scaffali muovendo il capo da un ripiano all'altro. Scruta le copertine come se dovesse puntarne una e spararci sopra. Dopo pochi secondi è confusa e si confessa: - "Devo regalare un libro..." (dovere è il verbo più usato dai non lettori, identifica il loro stato d'animo, che è quello di chi ritiene che non vi sia piacere alcuno nel leggere e dunque nel regalare un libro).
La non lettrice si comporta con i libri che le propongo così come si comporterebbe in una boutique davanti a un assortimento di scarpe o di vestiti: scruta le copertine, giudicando colori e immagini; soppesa i tomi e controlla quante pagine abbiano, legge ad alta voce il titolo che più le piace e riempie le sue orecchie del suono che fanno le parole mentre le pronuncia, e soprattutto fa domande del tipo: "questo autore è famoso?",
"c'è pure il film?", e amenità di questo tipo.
Le probabilità che non compri nulla ci sono e, anche se so che arriverò disfatta a fine performance, faccio il mio mestiere, devo ammettere con grande spirito di sacrificio, e la conduco per mano fino all'acquisto rassicurando anche lei sulla mia disponibilità a cambiare il libro nel caso lo stesso sia già in possesso del festeggiato. Per fortuna sono più le volte in cui ho successo che quelle in cui la non lettrice batte in ritirata decidendo, una volta uscita dalla libreria, di andare ad avventarsi sulla cravatta o sul profumo di cui sopra!
Se poi il regalo letterario è destinato a un bambino lo scenario che si apre è tutta un'altra storia...
mercoledì 7 maggio 2014
Cose che mi capitano
Stamattina andando in banca, prima dell'apertura della libreria, ho incontrato un cliente. Siamo entrati insieme e, trovando incredibilmente entrambe le casse libere, ci siamo accomodati per fare le nostre rispettive operazioni.
- E' arrivato il nuovo libro della Torregrossa? -
La voce del mio cliente all'improvviso è risuonata all'interno della banca, mi ha costretto a prestargli attenzione e ha distratto l'impiegato, mio interlocutore, dalla mia sfacciata ignoranza su tutto ciò che riguarda anche le più semplici attività allo sportello.
- Da un bel pezzo! Le copie che avevo sono finite ma ne sono in arrivo altre, proprio domani.
Ci siamo scambiati qualche altra battuta e siamo tornati ognuno alla propria occupazione. Ho ripreso la conversazione con l'impiegato rimasto nel frattempo in sospeso:
- Mi scusi, sa, stavo lavorando - gli ho detto.
Si è messo a ridere:
- Non si preoccupi, sono cose che capitano. Metta due firme qui.
- E' arrivato il nuovo libro della Torregrossa? -
La voce del mio cliente all'improvviso è risuonata all'interno della banca, mi ha costretto a prestargli attenzione e ha distratto l'impiegato, mio interlocutore, dalla mia sfacciata ignoranza su tutto ciò che riguarda anche le più semplici attività allo sportello.
- Da un bel pezzo! Le copie che avevo sono finite ma ne sono in arrivo altre, proprio domani.
Ci siamo scambiati qualche altra battuta e siamo tornati ognuno alla propria occupazione. Ho ripreso la conversazione con l'impiegato rimasto nel frattempo in sospeso:
- Mi scusi, sa, stavo lavorando - gli ho detto.
Si è messo a ridere:
- Non si preoccupi, sono cose che capitano. Metta due firme qui.
martedì 6 maggio 2014
Mai dire mai
- A me non piace leggere!
Così mi disse una ragazzina, mentre infilavo in un sacchetto il libro che, l' amica con cui era venuta in libreria, aveva appena comprato. Mi guardò, ricordo bene, dritto negli occhi come se avesse appena lanciato un guanto di sfida. Non so ancora che tipo di reazione si aspettasse però, certo è che lei non replicò nulla al mio: - Non si sa mai nella vita, potresti cambiare idea prima o poi.
A tutt'oggi non l'ha cambiata, che io sappia. Cosa che invece ha fatto un ragazzo più grande di lei.
Veniva in libreria trascinato da un suo amico lettore, anzi, divoratore di libri e, mentre quello era intento a cercare tra gli scaffali qualcosa che lo interessasse o il titolo che aveva in mente di acquistare, lui lo osservava stupito, quasi non si capacitasse ancora, dopo anni di conoscenza, di quell'attrazione nei confronti della lettura.
E, se all'amico brillavano gli occhi mentre si avvicinava alla cassa con il suo trofeo letterario in mano, a lui scappava una risatina di scherno.
Un po' di mesi fa entrò in libreria, era una fredda serata d'inverno e stavo quasi per chiudere, e cominciò ad aggirarsi al suo interno, nella zona dei classici. Indugiò tra un Dumas e un Zola, poi spostò il suo sguardo alla sua sinistra e prese un piccolo libro dallo scaffale accanto. Era un libro di Albert Camus.
Diedi per scontato che fosse un regalo, ma lui si affrettò a precisare che era per lui.
Il mio sguardo esterrefatto la disse lunga e lui ammise:
- Ho scoperto, da quando sono all'università, che la lettura mi aiuta a studiare meglio.
Quello fu un momento epocale. Aveva impiegato anni prima di scoprire l'acqua calda, direbbe qualcuno, ma in realtà lui era stato per tanto tempo imbrigliato in una trappola in cui in tanti cadono una volta che iniziano ad andare a scuola. Una trappola che li vede convincersi che leggere equivale a studiare e a faticare: già ha tanti compiti da fare, questa una delle frasi preferite dalle mamme che non insegnano ai figli ( perché le prime a non riconoscerlo sono loro) che leggere è piacevole, che è divertente e che fa stare bene. "Leggere non vuole l'imperativo", dice Daniel Pennac, ed è vero. Ma i piccoli hanno una naturale attrazione verso i libri, così come per tutto ciò che li circonda e che li fa andare alla scoperta del mondo. Non trasformare questa attrazione in amore corrisponde a togliere loro tante possibilità che, se sono fortunati, ritroveranno lungo la loro strada di crescita personale perché vale sempre quel detto "mai dire mai".
Così mi disse una ragazzina, mentre infilavo in un sacchetto il libro che, l' amica con cui era venuta in libreria, aveva appena comprato. Mi guardò, ricordo bene, dritto negli occhi come se avesse appena lanciato un guanto di sfida. Non so ancora che tipo di reazione si aspettasse però, certo è che lei non replicò nulla al mio: - Non si sa mai nella vita, potresti cambiare idea prima o poi.
A tutt'oggi non l'ha cambiata, che io sappia. Cosa che invece ha fatto un ragazzo più grande di lei.
Veniva in libreria trascinato da un suo amico lettore, anzi, divoratore di libri e, mentre quello era intento a cercare tra gli scaffali qualcosa che lo interessasse o il titolo che aveva in mente di acquistare, lui lo osservava stupito, quasi non si capacitasse ancora, dopo anni di conoscenza, di quell'attrazione nei confronti della lettura.
E, se all'amico brillavano gli occhi mentre si avvicinava alla cassa con il suo trofeo letterario in mano, a lui scappava una risatina di scherno.
Un po' di mesi fa entrò in libreria, era una fredda serata d'inverno e stavo quasi per chiudere, e cominciò ad aggirarsi al suo interno, nella zona dei classici. Indugiò tra un Dumas e un Zola, poi spostò il suo sguardo alla sua sinistra e prese un piccolo libro dallo scaffale accanto. Era un libro di Albert Camus.
Diedi per scontato che fosse un regalo, ma lui si affrettò a precisare che era per lui.
Il mio sguardo esterrefatto la disse lunga e lui ammise:
- Ho scoperto, da quando sono all'università, che la lettura mi aiuta a studiare meglio.
Quello fu un momento epocale. Aveva impiegato anni prima di scoprire l'acqua calda, direbbe qualcuno, ma in realtà lui era stato per tanto tempo imbrigliato in una trappola in cui in tanti cadono una volta che iniziano ad andare a scuola. Una trappola che li vede convincersi che leggere equivale a studiare e a faticare: già ha tanti compiti da fare, questa una delle frasi preferite dalle mamme che non insegnano ai figli ( perché le prime a non riconoscerlo sono loro) che leggere è piacevole, che è divertente e che fa stare bene. "Leggere non vuole l'imperativo", dice Daniel Pennac, ed è vero. Ma i piccoli hanno una naturale attrazione verso i libri, così come per tutto ciò che li circonda e che li fa andare alla scoperta del mondo. Non trasformare questa attrazione in amore corrisponde a togliere loro tante possibilità che, se sono fortunati, ritroveranno lungo la loro strada di crescita personale perché vale sempre quel detto "mai dire mai".
sabato 3 maggio 2014
Scrivere un libro è facile
occorrono soltanto
una penna, l'inchiostro e la carta
la quale con pazienza subisce qualunque sopruso.
Stampare libri
è già più difficile
perché spesso il genio s'esprime
con illeggibile calligrafia.
Leggere libri
è ancora più difficile
a causa della minaccia del sonno.
Ma vendere un libro
è il compito più arduo
al quale un essere umano
possa dedicarsi.
occorrono soltanto
una penna, l'inchiostro e la carta
la quale con pazienza subisce qualunque sopruso.
Stampare libri
è già più difficile
perché spesso il genio s'esprime
con illeggibile calligrafia.
Leggere libri
è ancora più difficile
a causa della minaccia del sonno.
Ma vendere un libro
è il compito più arduo
al quale un essere umano
possa dedicarsi.
(Felix Dahn)
La poesia è datata fine '800 e ai giorni nostri può apparire esagerata, ma chissà fino a che punto...
Nascita
Ho pensato a lungo se aprire un blog che raccontasse di una piccola libreria indipendente. Mi sono posta molte domande sull'interesse che potesse suscitare. Ma con le domande e i "se" non si va mai molto lontano, specialmente se a rimuginarci sopra sei solo tu e non ne parli con nessuno. Alla fine ho fatto leva sulla parte più sfrontata di me ed eccomi qui. Chi passerà di qui potrà avere l'idea che io non sappia dove mettere le mani nella creazione di un blog, e in parte è vero. Ma spero di superare presto i piccoli inciampi e di renderlo un luogo accogliente, perché da scrivere ne ho eh?
In questo preciso momento i vagiti di "Fronte del libro" sono sommessi, il nome poi non ha avuto una lunga gestazione, anzi, mi è venuto in mente subito perché la vita di un libraio indipendente è quella di una persona che, nel campo dell'editoria, vive una battaglia continua. Una lunga battaglia.
In questo preciso momento i vagiti di "Fronte del libro" sono sommessi, il nome poi non ha avuto una lunga gestazione, anzi, mi è venuto in mente subito perché la vita di un libraio indipendente è quella di una persona che, nel campo dell'editoria, vive una battaglia continua. Una lunga battaglia.
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