mercoledì 14 maggio 2014

Devo regalare un libro

Scrisse Francesco Burdin che "le probabilità di incontrare certa gente in libreria non sono maggiori di quelle di incontrare un neonato dal dentista".
Tutto questo fino a quando anche certa genta non si ritrova con un amico, un parente o un familiare stretto con il vizio di leggere, che festeggia una ricorrenza.
Di fronte all'avergli precedentemente regalato di tutto: dalla cravatta oscenamente variopinta   all'asfissiante profumo riciclabile a sua insaputa, dall'ultimo ritrovato tecnologico immancabilmente obsoleto a sole  due settimane dall'acquisto all'oggetto di design bello e inutile, di fronte a tutto questo e ad altro ancora, il non lettore decide di arrendersi agli stravaganti gusti del festeggiato e di regalargli un libro.
A questo punto è d'obbligo distinguere, giacché ho avuto modo di osservare, e soprattutto sperimentare,  che uomini e donne, di fronte a un'evenienza simile,  si comportano in maniera completamente diversa.
Il non lettore entra in libreria e senza tante cerimonie sciorina la necessità dell'infausto acquisto e alla domanda: - Ha in mente qualche autore in particolare? (ma che domande!), la risposta è :- "Faccia lei!".
In questo caso opto per la novità, anche perché indagare sui gusti del destinatario del regalo potrebbe essere attività lunga e tediosa (per me, dico). La postilla "se dovesse averlo lo cambio, non si preoccupi" è l'antidoto alle fisime che potrebbe farsi venire a scontrino avvenuto, perché il non lettore si abbandona nelle mie mani è vero, ma le possibilità di un ripensamento in zona Cesarini sono molte. 
La donna che non ama leggere e che vuol regalare un libro è un esemplare dalle caratteristiche ben definite.
Entra in libreria già con fare circospetto, anche se c'è chi  ostenta sicurezza,  e comincia ad aggirarsi per gli scaffali muovendo il capo da un ripiano  all'altro. Scruta le copertine come se dovesse puntarne una e spararci sopra. Dopo pochi secondi è confusa e si confessa: - "Devo regalare un libro..." (dovere è il verbo più usato dai non lettori, identifica il loro stato d'animo, che è quello di chi ritiene che non vi sia piacere alcuno  nel leggere e dunque nel regalare un libro).
La non lettrice si comporta con i libri che le propongo così  come si comporterebbe in una boutique davanti a un assortimento di scarpe o di vestiti: scruta le copertine, giudicando colori e  immagini;  soppesa i tomi e controlla quante pagine abbiano, legge ad alta voce il titolo che più le piace e riempie le sue orecchie del suono che fanno le parole mentre le pronuncia, e soprattutto fa domande del tipo: "questo autore è famoso?",
"c'è pure il film?", e amenità di questo tipo.
Le probabilità che non compri nulla ci sono e, anche se so che arriverò disfatta a fine   performance, faccio il mio mestiere, devo ammettere con grande spirito di sacrificio, e la conduco per mano fino all'acquisto rassicurando anche lei sulla mia disponibilità a  cambiare il libro nel caso lo stesso  sia già in possesso del festeggiato. Per fortuna sono più le volte in cui ho successo che quelle in cui la non lettrice batte in ritirata decidendo, una volta uscita dalla libreria,  di andare ad avventarsi   sulla cravatta o sul profumo di cui sopra!
Se poi  il regalo letterario è destinato a un bambino lo scenario che si apre è tutta un'altra storia...

mercoledì 7 maggio 2014

Cose che mi capitano

Stamattina andando in banca, prima dell'apertura della libreria, ho incontrato un cliente. Siamo entrati insieme e, trovando incredibilmente entrambe le casse libere, ci siamo accomodati per fare le nostre rispettive operazioni.
- E' arrivato il nuovo libro della Torregrossa? -
La voce del mio cliente all'improvviso è risuonata all'interno della banca, mi  ha costretto a prestargli attenzione e ha distratto  l'impiegato, mio interlocutore, dalla mia sfacciata  ignoranza su tutto ciò che riguarda anche le più semplici attività allo sportello.
- Da un bel pezzo! Le copie che avevo sono finite ma ne sono in arrivo altre, proprio domani.
Ci siamo scambiati  qualche altra battuta e siamo tornati ognuno alla propria occupazione. Ho ripreso la conversazione con l'impiegato rimasto nel frattempo  in sospeso:
- Mi scusi, sa, stavo lavorando - gli ho detto.
Si è messo a ridere:
- Non si preoccupi, sono cose che capitano. Metta due firme qui.


martedì 6 maggio 2014

Mai dire mai

- A me non piace leggere!
Così mi disse una ragazzina, mentre infilavo in un sacchetto il libro che, l' amica con cui era venuta in libreria, aveva appena comprato. Mi guardò, ricordo bene, dritto negli occhi come se avesse appena lanciato un guanto di sfida. Non so ancora che tipo di reazione si aspettasse però, certo è che lei non replicò nulla al mio:  - Non si sa mai nella vita, potresti cambiare idea prima o poi.
A tutt'oggi non l'ha cambiata, che io sappia. Cosa che invece ha fatto un ragazzo più grande di lei.
Veniva in libreria trascinato da un suo amico lettore, anzi, divoratore di libri e, mentre quello era intento a cercare tra gli scaffali qualcosa che lo interessasse o il titolo che aveva in mente di acquistare, lui lo osservava stupito,  quasi non si capacitasse ancora, dopo anni di conoscenza,   di quell'attrazione nei confronti della lettura.
E, se all'amico brillavano gli occhi mentre si avvicinava alla cassa con il suo trofeo letterario  in mano, a lui scappava una risatina di scherno.
Un po' di mesi fa entrò in libreria, era una fredda serata d'inverno e stavo quasi per chiudere, e cominciò ad aggirarsi al suo interno, nella zona dei classici. Indugiò tra un Dumas e un Zola, poi spostò il suo sguardo alla sua sinistra e prese un piccolo libro dallo scaffale accanto. Era un libro di Albert Camus.
Diedi per scontato che fosse un regalo, ma lui si affrettò a precisare che era per lui.
Il mio sguardo esterrefatto la disse lunga e lui ammise:
- Ho scoperto, da quando sono all'università, che la lettura mi aiuta a studiare meglio.
Quello fu un momento epocale. Aveva impiegato anni prima di scoprire l'acqua calda, direbbe qualcuno, ma in realtà lui era stato per tanto tempo imbrigliato in una trappola in cui in tanti cadono una volta che iniziano ad andare a scuola.  Una trappola che li vede convincersi che leggere equivale a studiare e a faticare: già ha tanti compiti da fare, questa una delle frasi preferite dalle mamme che non  insegnano ai figli ( perché le prime a non riconoscerlo sono loro) che leggere è piacevole, che è divertente e che fa stare bene.  "Leggere non vuole l'imperativo", dice Daniel Pennac, ed è vero. Ma i piccoli hanno una naturale attrazione verso i libri, così come per tutto ciò che li circonda e che li fa andare alla scoperta del mondo.  Non trasformare questa attrazione in amore corrisponde a togliere loro tante possibilità che, se sono fortunati, ritroveranno lungo la loro strada di crescita personale perché vale sempre quel detto "mai dire mai".

sabato 3 maggio 2014

Scrivere un libro è facile
occorrono soltanto
una penna, l'inchiostro e la carta
la quale con pazienza subisce qualunque sopruso.
Stampare libri
è già più difficile
perché spesso il genio s'esprime
con illeggibile calligrafia.
Leggere libri
è ancora più difficile
a causa della minaccia del sonno.
Ma vendere un libro
è il compito più arduo
al quale un essere umano
possa dedicarsi.
(Felix Dahn)
 
La poesia è datata fine '800 e ai giorni nostri può apparire esagerata, ma chissà fino a che punto...

Nascita

Ho pensato a lungo se aprire un blog che raccontasse di una piccola libreria indipendente. Mi sono posta molte domande sull'interesse che potesse suscitare. Ma con le domande e i "se" non si va mai molto lontano, specialmente se a rimuginarci sopra sei solo tu e non ne parli con nessuno. Alla fine ho fatto leva sulla parte più sfrontata di me ed eccomi qui. Chi passerà di qui potrà avere l'idea che io non sappia dove mettere le mani nella creazione di un blog, e in parte è vero. Ma spero di superare presto i piccoli inciampi e di renderlo un luogo accogliente, perché da scrivere ne ho eh?
In questo preciso momento i vagiti di "Fronte del libro" sono sommessi, il nome poi non ha avuto una lunga gestazione, anzi, mi è venuto in mente subito perché la vita di un libraio indipendente è quella di una persona che, nel campo dell'editoria, vive una battaglia continua. Una lunga battaglia.