- A me non piace leggere!
Così mi disse una ragazzina, mentre infilavo in un sacchetto il libro che, l' amica con cui era venuta in libreria, aveva appena comprato. Mi guardò, ricordo bene, dritto negli occhi come se avesse appena lanciato un guanto di sfida. Non so ancora che tipo di reazione si aspettasse però, certo è che lei non replicò nulla al mio: - Non si sa mai nella vita, potresti cambiare idea prima o poi.
A tutt'oggi non l'ha cambiata, che io sappia. Cosa che invece ha fatto un ragazzo più grande di lei.
Veniva in libreria trascinato da un suo amico lettore, anzi, divoratore di libri e, mentre quello era intento a cercare tra gli scaffali qualcosa che lo interessasse o il titolo che aveva in mente di acquistare, lui lo osservava stupito, quasi non si capacitasse ancora, dopo anni di conoscenza, di quell'attrazione nei confronti della lettura.
E, se all'amico brillavano gli occhi mentre si avvicinava alla cassa con il suo trofeo letterario in mano, a lui scappava una risatina di scherno.
Un po' di mesi fa entrò in libreria, era una fredda serata d'inverno e stavo quasi per chiudere, e cominciò ad aggirarsi al suo interno, nella zona dei classici. Indugiò tra un Dumas e un Zola, poi spostò il suo sguardo alla sua sinistra e prese un piccolo libro dallo scaffale accanto. Era un libro di Albert Camus.
Diedi per scontato che fosse un regalo, ma lui si affrettò a precisare che era per lui.
Il mio sguardo esterrefatto la disse lunga e lui ammise:
- Ho scoperto, da quando sono all'università, che la lettura mi aiuta a studiare meglio.
Quello fu un momento epocale. Aveva impiegato anni prima di scoprire l'acqua calda, direbbe qualcuno, ma in realtà lui era stato per tanto tempo imbrigliato in una trappola in cui in tanti cadono una volta che iniziano ad andare a scuola. Una trappola che li vede convincersi che leggere equivale a studiare e a faticare: già ha tanti compiti da fare, questa una delle frasi preferite dalle mamme che non insegnano ai figli ( perché le prime a non riconoscerlo sono loro) che leggere è piacevole, che è divertente e che fa stare bene. "Leggere non vuole l'imperativo", dice Daniel Pennac, ed è vero. Ma i piccoli hanno una naturale attrazione verso i libri, così come per tutto ciò che li circonda e che li fa andare alla scoperta del mondo. Non trasformare questa attrazione in amore corrisponde a togliere loro tante possibilità che, se sono fortunati, ritroveranno lungo la loro strada di crescita personale perché vale sempre quel detto "mai dire mai".
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